Le mini-insurrezioni pandemiche

L’assedio alla sede della Cgil a Roma non è un fatto solo italiano: si inserisce in un modello transnazionale affermatosi nell’ultimo anno e mezzo di pandemia, che l'estrema destra sfrutta appieno.

Benvenute e benvenuti alla puntata #34 di COMPLOTTI!, la newsletter sulle teorie delle complotto che ti porta dentro la tana del Bianconiglio.

Lo scorso fine settimana ero al Salone del Libro di Torino a presentare Complotti! in anteprima (la data ufficiale di uscita del libro la comunicherò la settimana prossima, insieme alla copertina), e non ho fatto in tempo a pubblicare la puntata.

Ovviamente l’avrei dedicata all’assedio alla Cgil a Roma e alle sue ramificazioni internazionali, di cui secondo me non si è parlato abbastanza; recupero dunque oggi.


Ci riprendiamo tutto quello che è nostro

Un uomo con i jeans e la polo è sulle scale dell’ingresso della sede nazionale della Cgil a Roma, e con un ampio gesto della mano invita le centinaia di persone ammassate in Corso d’Italia a entrare. Il portone d’ingresso è sfondato, e decine di manifestanti stanno sciamando dentro l’edificio.

Uno di loro rovescia una transenna di fronte alla portineria, altri provano a forzare una porta chiusa a chiave. Qualcuno dice “non rompete!”, ma viene ignorato. Si sentono colpi e grida; un manifestante sventola una bandiera da una finestra aperta al pianoterra. La fotocamera del cellulare che sta riprendendo l’irruzione cambia l’inquadratura, mostrando il volto del ristoratore Biagio Passaro – brand manager della catena Regina Margherita, nonché uno dei leader del movimento dei ristoratori “riaperturisti” di IoApro.

“Ragazzi siamo nella Cgil”, esclama Passaro, “Ragazzi, IoApro e tutti hanno invaso la Cgil”. Mentre continua l’assalto e i manifestanti arrivano fino al quarto piano, il ristoratore si affaccia di nuovo sulla strada gremita di persone che intonano a più riprese il coro “Libertà! Libertà! Libertà! Libertà!”

Si tratta del momento culminante della manifestazione contro il Green Pass tenutasi il 9 ottobre 2021 a Roma e in molte altre città italiane. In pochi però si aspettavano che nella Capitale potesse finire in questo modo; il tavolo di sicurezza organizzato prima del raduno, ad esempio, aveva previsto una partecipazione di poco meno di tremila persone. Alla fine, saranno oltre diecimila.

La manifestazione era stata regolarmente autorizzata dalla questura. Tra le firme dei richiedenti c’era quella di Pamela Testa, attivista di Forza Nuova – che in quella giornata ha sfoggiato una felpa con il motto fascista “Boia chi molla” – e responsabile informale del comitato promotore “Liberi Cittadini”.

Non è una novità: Forza Nuova cavalca questo tipo di proteste a partire dal primo lockdown, e a Roma svolge un ruolo importante anche dal punto di vista logistico e finanziario. Secondo un’inchiesta del quotidiano Domani, infatti, il partito finanzierebbe attraverso il fondo Saint George Educational Trust l’associazione cattolica e antivaccinista Vicit Leo.

Comunque, la presenza di militanti neofascisti è evidente fin dalla mattina del 9 ottobre. Intorno a mezzogiorno, decine di militanti cercano invano di sfondare il cordone della polizia schierato a protezione di Montecitorio e Palazzo Chigi. “Per loro raggiungere Chigi”, spiega una fonte della questura a Repubblica, “è come un feticcio. Il successivo attacco alla Cgil è stato una sorta di piano B”.

L’assedio alla sede del sindacato viene esplicitamente evocato sul palco di piazza del Popolo da Giuliano Castellino – il responsabile della sezione romana di Forza Nuova, presente nonostante la condanna in primo grado per aver aggredito due giornalisti e la misura della sorveglianza speciale. Intorno alle cinque e mezza, Castellino grida che “gli italiani liberi […] vanno ad assediare la Cgil: andiamo a prenderci tutto quello che è nostro!”

Come testimoniano numerose foto e diversi video, di lì a poco Castellino è davanti alla sede con il segretario di Forza Nuova Roberto Fiore. Entrambi sono arrestati la sera stessa – insieme ad altri membri di Forza Nuova e Biagio Passaro – con le accuse di invasione di edifici, istigazione a delinquere, devastazione e saccheggio.

In un comunicato rilasciato su Telegram, uno dei pochi social network da cui il partito neofascista non è bannato, Forza Nuova celebra l’assedio alla Cgil e dice che “la rivoluzione popolare non fermerà il suo cammino, con o senza di noi”.

Ma non tutti la vedono così. Altri gruppi e associazioni contrari al “green pass” condannano fermamente l’accaduto, sostenendo che Forza Nuova è in combutta con il governo di Mario Draghi – ossia il “regime” che sta imponendo “l’apartheid” – al fine di screditare la “resistenza che si sta diffondendo e che sta crescendo sempre di più”. 

Al di là di questi dissidi interni, il dato significativo è che – pur rinverdendo la tradizione dello squadrismo storico – Forza Nuova e gli assalitori si muovono all’interno di un nuovo perimetro globale. Perché quello che è successo a Roma non è affatto un caso isolato.


L’asse Roma-Melbourne

Scene pressoché analoghe si sono verificate a Melbourne, dall’altra parte del mondo, il 20 settembre del 2021.

In quel giorno si svolge l’ennesima manifestazione contro il lockdown (che nello stato del Victoria è stato allentato il 21 ottobre, dopo ben 262 giorni) e contro una specie di green pass australiano, che richiede un certificato dell’avvenuta vaccinazione anti-Covid per potere lavorare in determinati luoghi, come i cantieri edili – che per le autorità sanitarie sono la fonte del 10 per cento dei contagi in tutto lo stato.

La situazione appare tesa fin da subito, e le forze dell’ordine tentano di disperdere il corteo usando proiettili di gomma e spray al peperoncino. Uno spezzone del corteo si stacca da quello principale e si dirige verso la sede del CFMEU, il sindacato del settore delle costruzioni, della silvicoltura, dell’industria mineraria ed energetica.

John Setka – il segretario del CFMEU di Victoria – prova a calmare i manifestanti, ribadendo la posizione contraria del sindacato nei confronti della vaccinazione obbligatoria. Le sue parole non sortiscono però alcun effetto; al contrario, è costretto a rifugiarsi all’interno della sede sotto una pioggia di sassi che infrangono le vetrine dell’ingresso.

La folla che lancia l’assalto è composita: ci sono iscritti allo stesso sindacato, lavoratori per la “libertà di scelta”, antivaccinisti e anche militanti di estrema destra. In un comunicato ufficiale, il CFMEU dice esplicitamente che “la manifestazione è stata pesantemente infiltrata dai neonazisti e dagli gruppi estremisti, mentre è chiaro che solo una minoranza di iscritti al sindacato ha partecipato alla protesta”.

In serata, il governo locale annuncia il blocco totale del settore edile per due settimane. La decisione esaspera ancora di più gli animi, e il giorno successivo – il 22 settembre – migliaia di manifestanti marciano nel distretto finanziario di Melbourne.

Le loro richieste, che rimbalzano su Telegram e altri social, sono parecchie: la fine del lockdown e dello stato d’emergenza, le dimissioni del premier Daniel Andrews, la riapertura dei cantieri e la “distribuzione di massa di Ivermectina, vitamina C, vitamina D e zinco”.

Gli scontri vanno avanti per qualche ora. Da un lato i manifestanti lanciano bottiglie e altri oggetti contundenti, dall’altro gli agenti in assetto antisommossa rispondono con proiettili di gomma e lacrimogeni. Il bilancio finale parla di diversi feriti e di ben 200 persone arrestate a vario titolo.

Anche in questo caso, la presenza di estremisti di destra è visibile. Ma come scrive Andy Fleming sulla rivista australiana Overland, la loro influenza su questo tipo di manifestazioni spurie è soprattutto indiretta e si esprime sui social.

L’associazione Melbourne Freedom Rally, uno dei nodi principali della rete anti-lockdown e antivaccinista, è in realtà gestito da un estremista vicino ai Proud Boys e ai neonazisti del National Socialist Network. In sostanza, dice Fleming, l’estrema destra australiana

Vede il movimento che si oppone alla vaccinazione come un terreno molto fertile in cui lasciare “briciole di pane” virtuali, ossia meme e parole d’ordine che possono portano le persone […] ad adottare una “dieta” più solidamente reazionaria.


L’assalto al potere dei “diagonalisti”

Un altro esempio significativo di questa strategia viene dalla Germania, e più precisamente dai cosiddetti Querdenken – i “pensatori laterali” (o “diagonali”) che fanno parte del movimento anti-restrizioni fondato a Stoccarda nell’aprile del 2020 dall’imprenditore Michael Ballweg.

Il suo crescendo è stato per mesi letteralmente inarrestabile. Dalle poche centinaia di persone presenti alle prime Hygiene-Demo (“manifestazioni per la salute pubblica”) si è passati in fretta alle decine di migliaia sparse in tutto il paese.

Il maggiore punto di forza di Querdenken è la sua capacità di inglobare segmenti sociali molto eterogenei. Alle sue manifestazioni sfilano cittadini comuni, negozianti colpiti dalle chiusure, seguaci di filosofie New Age, elettori del partito ambientalista dei Verdi e della sinistra di Die Linke, esponenti del partito della destra populista di Alternativa per la Germania (AfD), oppositori di Angela Merkel, antivaccinisti, scettici della pandemia, cospirazionisti ed estremisti di destra – molti dei quali appartenenti al movimento dei Reichsbürger, i “cittadini sovrani” convinti che la Repubblica Federale tedesca sia illegittima.

Uno studio condotto dal sociologo Oliver Nachtwey dell’università di Basilea ha rilevato come circa la metà dei “pensatori laterali” non avesse mai preso parte a una protesta prima di allora – circostanza dovuta al fatto che l’età media si aggira intorno ai cinquant’anni – e come oltre il 67 per cento si identifichi nella classe media. Il collante è l’ostilità nei confronti dei media (Telegram è sempre il mezzo di informazione preferito) e la sfiducia nei confronti delle istituzioni politiche e sanitarie.

Prendendo spunto proprio da Querdenken, lo storico Quinn Slobodian e il professore William Callison hanno coniato in una lunga analisi sulla Boston Review la categoria del “diagonalismo. Per loro si tratta di una nuova corrente politica germogliata dall’emergenza sanitaria, che taglia trasversalmente l’arco istituzionale ed è contrassegnata dalla

contestazione delle convenzionali strutture partitiche di destra o sinistra, il cinismo nei confronti del parlamentarismo, la fusione tra la spiritualità e un discorso assolutistico sulle libertà individuali, e la convinzione che dietro ogni potere ci sia una cospirazione.

L’apice delle mobilitazioni di Querdenken si è toccato il 29 agosto del 2020, in cui più di 40mila persone si sono riversate nelle strade di Berlino. Nel pomeriggio, dopo ore di scontri e tafferugli, qualche centinaio di manifestanti – molti dei quali di estrema destra – si è staccato dal grosso del corteo e ha tentato l’assedio al Reichstag (il parlamento tedesco) in una clamorosa anticipazione di quello che poi succederà il 6 gennaio del 2021 al Congresso americano.

Il modello, come visto, è compiutamente transnazionale. Secondo il giornalista David Neiwert, che ne ha recente scritto sul Daily Kos, funziona più o meno così: si promuovono disinformazione e teorie del complotto sui social e nell’ecosistema mediatico “controinformativo”, spesso e volentieri sotto mentite spoglie; vengono lanciate manifestazioni basate in gran parte su quelle informazioni; i gruppi di estrema destra più strutturati ci si buttano in mezzo e le sfruttano a loro fini – su tutti quello di regolare i conti con i nemici di sempre: la sinistra, i sindacati e la democrazia parlamentare.

Il sogno principale, infatti, è sempre e comunque l’assalto ai parlamenti o ai luoghi del potere democratico. Per questo, le “mini-insurrezioni” pandemiche prefigurano qualcosa di molto più grosso rispetto al “semplice” assedio di una sede sindacale. Dopotutto, come ha detto l’analista Kristopher Goldsmith alla MSNBC, “ogni colpo di stato fallito è una specie di allenamento”.


Articoli e cose notevoli che ho visto questa settimana:

Su Telegram, il più grosso gruppo complottista sul Covid in lingua inglese è zeppo di contenuti antisemiti (Ernie Piper e Jordan Wildon, Logically)

Il guru complottista francese Rémy Daillet-Wiedemann è stato nuovamente arrestato per la pianificazione di “un attentato contro lo stato” e altre azioni violente, tra cui attacchi ai centri vaccinali e logge massoniche (France24)

Un lungo articolo sul “lato oscuro del wellness”, e dell’intreccio sempre più evidente tra la spiritualità e le teorie del complotto di estrema destra (Eva Wiseman, The Guardian)


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