Il ballo del complotto

Tra trend virali e suggerimenti dell’algoritmo, le teorie del complotto vanno alla grande anche su TikTok.

Benvenute e benvenuti alla puntata #33 di COMPLOTTI!, la newsletter sulle teorie delle complotto che ti porta dentro la tana del Bianconiglio.

In questi ultimi anni si è parlato tantissimo del ruolo di Facebook, Twitter e YouTube nella propagazione di contenuti complottisti. Molto meno lo si è fatto di TikTok – la piattaforma social che è cresciuta più di ogni altra.

Naturalmente, anche TikTok è pieno di teorie del complotto. Ma rispetto agli altri social ci sono delle differenze significative, sia a livello “tecnico” che di approccio; vediamo quali.


Ritorno al Comet Ping Pong

Il 28enne Edgar Maddison Welch di Salisbury (North Carolina) arriva di fronte al Comet Ping Pong – una pizzeria di Washington D.C. – il primo dicembre del 2016, dopo un viaggio in macchina di oltre cinque ore.

Nei giorni precedenti era rimasto scosso da alcuni video su Youtube che parlavano di presunti abusi rituali satanici commessi negli scantinati della pizzeria. La teoria del complotto, che aveva preso il nome di “Pizzagate”, era scaturita dalla sovrainterpretazione di alcune mail hackerate tra John Podesta (il presidente della campagna elettorale di Hillary Clinton) e il proprietario del Comet, James Alefantis.

Nelle missive, gli “investigatori” di 4chan e 8chan – nonché una vasta pletora di soggetti tra cui utenti di subreddit complottisti e di destra, nonché gli influencer dell’alt-right e Alex Jones di InfoWars – avevano trovato le “prove” delle sconvolgenti attività di Clinton e dei suoi sodali democratici, con tanto di parole in codice per “pedopornografia” e “minorenni”.

Welch non poteva tollerare una cosa del genere, e aveva deciso di fermare quello scempio. Ne aveva parlato con alcuni amici, cercando di reclutarli per “smantellare un giro di pedofili” in una missione potenzialmente suicida: “forse si sacrificheranno poche vite per salvarne tante”, aveva scritto in un messaggio. Nessuno però gli aveva dato retta.

Ed eccoci di nuovo al primo dicembre. L’uomo entra nel Comet brandendo un fucile e si fionda sul retro alla ricerca dello scantinato. Si imbatte in porta chiusa a chiave e spara alla serratura, convinto di aver trovato la stanza degli orrori; in realtà, si tratta una banalissima dispensa.

Welch capisce che non esiste nessun dungeon satanico dove Hillary Clinton e i democratici abusano sessualmente i minorenni. Nulla di tutto ciò. L’uomo esce dalla pizzeria con le mani alzate per consegnarsi alla polizia. In seguito, dirà che le informazioni in suo possesso “non erano accurate al 100%”: averci creduto gli costerà quattro anni di carcere.

Dopo l’incursione di Welch, la teoria del “Pizzagate” si inabissa; Alex Jones è addirittura costretto a scusarsi di averla promossa, per evitare una causa civile di Alefantis. Il nocciolo narrativo (l’esistenza di una cricca di potenti pedofili satanisti) sopravvive però alla teoria stessa, confluendo in QAnon.

Nella primavera del 2020, cioè a quasi quattro anni dalla sua prima apparizione, c’è poi un’evoluzione inaspettata: il “Pizzagate” riesplode su TikTok, la piattaforma social cresciuta più di ogni altra negli ultimi anni, frequentata soprattutto da ragazzi e ragazze della Generazione Z.

Questa volta, proprio per la diversa conformazione anagrafica, la teoria non prende di mira i Clinton ma alcune celebrità – e in particolar modo il cantante Justin Bieber, che si ritiene essere coinvolto nel Pizzagate come vittima dei pedofili satanisti. In base a una ricostruzione del New York Times, l’hashtag #savebieber si diffonde in maniera incontrollata su Instagram, mentre su TikTok i video con l’hashtag #Pizzagate vengono visti più di 82 milioni di volte. 

La giornalista Sheera Frenkel ha spiegato che molti degli utenti che hanno diffuso la teoria su TikTok l’hanno fatto per puro “divertimento”. La resurrezione del “Pizzagate”, tuttavia, ha inevitabilmente rimesso nel mirino Alefantis e la sua pizzeria, ponendoli di nuovo al centro di minacce e shitstorm.

Di sicuro, la piattaforma è intervenuta tardi – troppo tardi. “TikTok ha rimosso i video solo dopo che abbiamo mandato le mail”, ricorda Frenkel.


Gli ultimi sopravvissuti

Se questo atteggiamento è comune a quello di altre grosse piattaforme social, il complottismo su TikTok ha delle caratteristiche peculiari ed è un mondo ancora relativamente inesplorato (e in Italia pressoché sconosciuto). 

Chiaramente, come dimostra il caso del “Pizzagate”, la pandemia ha giocato un ruolo di primo piano nell’espansione dei contenuti cospirazionisti su TikTok – nonostante la promessa di TikTok di contrastare attivamente la disinformazione.

Come ha scritto la giornalista Ej Dickson su Rolling Stone, la piattaforma è stata in un certo senso “risparmiata” dallo scrutinio pubblico e politico che ha invece investito Facebook e Twitter. Dopotutto, TikTok “non è considerato come un serio fornitore di notizie” ma una piattaforma in cui la gente fa dei balletti o mosse buffe. Eppure, proprio per questo è “ancora più pericolosa”.

Secondo un’analisi della ong Media Matters, ad esempio, su TikTok hanno proliferato hashtag come #filmyourhospital (che raccoglie video girati fuori dai pronto soccorso per far vedere che non c’è nessuna emergenza sanitaria), oppure video che rilanciano parole d’ordine e ossessioni di QAnon, veicolano teorie antiscientifiche sul Covid-19, riprendono falsità sulla tecnologia 5G, e tirano in ballo il coinvolgimento di Bill Gates o Anthony Fauci nella “pianificazione” della pandemia.

Il filone antivaccinista è senza dubbio uno dei più battuti, anche prima dell’inizio della vaccinazione di massa contro il Covid. In un Pov (Point of view, ossia video in cui gli utenti creano scene recitate su un determinato argomento) che ha girato moltissimo, la tiktoker americana Taylor Rousseau si è immaginata una specie di “olocausto vaccinale”.

In sostanza, Rousseau interpreta la parte di una persona che rifiuta il vaccino (chiamato “il marchio della Bestia”), viene picchiata e uccisa dagli agenti della “dittatura sanitaria” e finisce in paradiso per essere stata una buona antivaccinista – il tutto sulle note di “Train Wreck” del cantante britannico James Arthur.

In un’altra variante che rimanda a Harry Potter, le persone non vaccinate si definiscono “purosangue”. Il trend è stato lanciato dall’influencer conservatrice Lyndsey Marie, che in video ha detto di non voler essere più chiamata “non vaccinata” ma “purosangue”.

Altri utenti – si legge in un articolo di VICE – hanno usato “filtri da zombie”, o messo nelle didascalie le emoji con la goccia di sangue, oppure detto cose del genere:

In cinque o dieci anni, forse anche meno, tutte le persone non vaccinate saranno perseguitate. Sarà una cosa tipo “Resident Evil”. Noi saremo l’antidoto, perché tutti gli altri sono fottuti [dal vaccino], e saremo gli unici purosangue”.

Il collegamento tra vaccinazione e Apocalisse è presente anche in un altro trend, quello degli “ultimi sopravvissuti”.

In pratica gli utenti si riprendono di spalle mentre guardano l’orizzonte, sostenendo per l’appunto di essere i “lone survivor” (gli “ultimi sopravvissuti, per l’appunto) della pandemia per non aver fatto il vaccino, mentre in sottofondo c’è un audio preso dal film del 2007 sui Transformer: “Io sono Optimus Prime e invio questo messaggio ad ogni Autobot sopravvissuto in cerca di rifugio tra le stelle: noi siamo qui, aspettiamo”.

Per la ricercatrice Kolina Koltai, la particolarità di questo tipo di contenuti sta nel fatto che non rientrano appieno nel modello della “disinformazione sui vaccini” che gira su altre piattaforme, anche se “possono incoraggiare l’esitazione vaccinale”.


Il caso @tythecrazyguy e l’ecosistema complottista su TikTok

Il caso più esemplificativo del complottismo su TikTok è però quello dell’utente @tythecrazyguy, che ha quasi quattro milioni di follower. Il ragazzo non è il tipico teorico della cospirazione: è un liceale che posta bandiere arcobaleno, sostiene Black Lives Matter e odia Trump.

“Sono molto liberal e non mi interessa essere seguito da fan di Trump”, ha detto a Rolling Stone, “penso che il mio orientamento politico sia piuttosto chiaro”.

Eppure, la popolarità di @tythecrazyguy è dovuta quasi esclusivamente al fatto che diffonde teorie del complotto per – dice lui – puro divertimento.

“Non mi aspettavo che così tante persone fossero interessante nelle teorie del complotto,” continua, “ma per me vanno prese molto alla leggera. Non voglio far arrabbiare nessuno con le mie teorie”.

In almeno un caso, però, ha riportato in auge una teoria legata a QAnon: quella che ha colpito l’azienda di arredamento Wayfar, assurdamente accusata di essere coinvolta nel traffico planetario di minori. A suo dire, non sapeva nemmeno che fosse “una teoria di estrema destra”.

Analizzando la produzione di @tythecrazyguy ci si accorge che il confine tra intrattenimento, trolling, cospirazionismo e politica è davvero molto, molto labile.

Quello che è certo è che gli hashtag #conspiracy, #conspiracytheory e #conspiracytheories hanno 11 miliardi di visualizzazioni – un bacino enorme da cui attingere, che l’algoritmo stesso della piattaforma alimenta e sospinge.

Come ha scritto Abbie Richards, giornalista che si occupa di contrastare la disinformazione direttamente su TikTok, le “teorie del complotto non appaiono per caso nei video, ma c’è un’intera economia creativa dietro di loro”.

Influencer come @tythecrazyguy, che hanno manager e sponsorizzazioni varie in virtù del loro enorme seguito, sono pertanto “incentivati da un punto di vista finanziario” a “raschiare il fondo del barile del complottismo per creare sempre più contenuti”.

In questo senso, conclude Richards, il “suo successo non è un’anomalia, ma il sintomo di un’economia che ricompensa certi contenuti”. E poco importa, in fondo, che questi contenuti possano essere altamente problematici e causare danni alle persone.  


Articoli e cose notevoli che ho visto questa settimana:

In Bolivia alcuni medici stanno somministrando la candeggina come “rimedio” contro il Covid – e pure contro i vaccini anti-Covid (Emily Green e Leah Varjacques, VICE)

Facebook sapeva benissimo che il suo algoritmo stava aiutando la diffusione di QAnon, ma non ha fatto praticamente nulla (David Gilbert, VICE)

Quattro uomini legati al guru complottista francese Rémy Daillet-Wiedemann sono stati arrestati per aver pianificato attentati contro il ministero dell’economia, alcuni centri vaccinali e dei ripetitori 5G (Thibaut Chevillard, 20minutes)


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