La nuova Bibbiano
Il controverso caso della “famiglia del bosco” in Abruzzo è finito al centro di speculazioni complottiste, strumentalizzazioni politiche e teorie omolesbobitransfobiche.
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La famiglia del bosco
C’era una volta una famiglia che viveva felice nel bosco.
I genitori e i loro tre figli passavano le giornate in mezzo alla natura con i loro animali, liberi di sviluppare la loro creatività e il loro ingegno senza le imposizioni della scuola pubblica, al riparo dalle pericolose diavolerie del mondo moderno.
Tutto sembrava perfetto e destinato a durare per sempre.
Un bruttissimo giorno, però, l’incantesimo si ruppe: la magistratura rossa decise di rapire i bambini per indottrinarli all’ideologia gender, convertirli al comunismo più sfrenato e sierarli con pericolose terapie geniche sperimentali.
L’obiettivo finale dei giudici era ancora più perverso, se possibile: sbarazzarsi della famiglia per abbattere gli alberi e costruire un parco eolico, in nome di un turbocapitalismo green che non ha nulla a che fare con la salvaguardia del pianeta.
Ecco: questa specie di fiaba è un riassunto condensato di alcune teorie che sono circolate nell’ultima settimana intorno all’ormai famigerato caso della “famiglia del bosco” – ossia una coppia di cittadini stranieri, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, e i loro tre figli.
La famiglia viveva nei dintorni di Palmoli, un paesino in Abruzzo, e seguiva lo stile del “neoruralismo”. Si tratta di un movimento piuttosto eterogeno che, tra le varie cose, pratica il ritorno alla terra in aperta contrapposizione al modello urbano ed è improntato all’autosufficienza in vari ambiti, da quello energetico fino a quello educativo.
La vicenda che li riguarda è esplosa lo scorso 20 novembre, quando il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’inserimento temporaneo dei tre bambini in una casa-famiglia, sospendendo la potestà genitoriale a Trevallion e Birmingham.
La decisione non è arrivata dal nulla, chiaramente, ma dopo un iter durato oltre un anno.
Tutto è iniziato a settembre del 2024 dopo un’intossicazione da funghi che aveva colpito la famiglia. L’incidente aveva attivato i servizi sociali e la magistratura minorile, che attraverso varie visite e colloqui avevano riscontrato diverse criticità.
Tanto per cominciare, l’abitazione si trovava in condizioni fatiscenti e insalubri – senza luce, servizi igienici e acqua (“le tubature portano in casa le microplastiche, è necessario staccarsi dalla rete”, aveva spiegato Trevallion in un’intervista).
I bambini si trovavano in una condizione di completo isolamento, senza rapporti con i coetanei e senza frequentare scuole: a tal proposito, la certificazione che attesterebbe l’istruzione parentale (o homeschooling) non è stata ritenuta valida dai giudici.
I genitori avevano poi rifiutato i controlli medici ai figli, dei quali era impossibile conoscere la storia vaccinale. I due, secondo le carte, erano addirittura arrivati a chiedere 50mila euro a visita per ciascun bambino.
Il tribunale ha infine ritenuto che l’atteggiamento della coppia fosse volutamente ostile e non collaborativo, al punto da esporre i minori alla trasmissione Le Iene per cercare di influenzare il procedimento.
Insomma: i fatti sono questi, e l’ordinanza è molto chiara.
Tra l’altro il provvedimento non è né definitivo né irrevocabile, tant’è che la famiglia ha fatto ricorso.
Detto ciò, si tratta di un caso molto specifico: a essere messo in discussione non è lo stile di vita neorurale tout court, ma l’insieme degli elementi critici che al momento metterebbero a rischio i bambini.
Parlateci di Palmoli
Visto che ci sono minori di mezzo, il caso è chiaramente molto delicato; e proprio per questo andrebbe trattato con la massima delicatezza e discrezione.
Tuttavia, come ho anticipato all’inizio, è successo l’esatto opposto.
E sulla vicenda si è creata una vera e propria realtà parallela, per certi versi identica alla campagna mediatica scatenata dall’inchiesta giudiziaria del 2019 su presunti affidi illeciti avvenuti a Bibbiano e altri comuni della Val d’Enza.
Tra i primi a suonare la carica c’è stato Matteo Salvini, che ha definito “vergognosa” la decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila equiparandola a un sequestro di persona.
Il segretario della Lega ha poi tirato in ballo la sua eterna ossessione: le persone rom.
Secondo lui, la magistratura opererebbe un clamoroso doppiopesismo, perché colpirebbe le famiglie perbene e non si occuperebbe dei minori rom, che si trovano in condizioni ben peggiori.
In realtà, ovviamente, non è così: i servizi sociali intervengono spesso nei campi rom, che sono il frutto avvelenato del razzismo sistemico contro quel gruppo sociale e la causa primaria della segregazione e del degrado.
Per il deputato Rossano Sasso essere rom in Italia sarebbe addirittura un privilegio. “Quella mamma e quel papà hanno una sola colpa: essere inglesi e non appartenere alla comunità rom”, ha dichiarato. “Se fossero stati di etnia rom, nessuno avrebbe detto loro nulla; anzi, li avrebbero giustificati”.
Non pago, Salvini ha poi invocato la separazione delle carriere dei magistrati – un argomento che sarà oggetto di referendum confermativo la prossima primavera, e che non c’entra assolutamente nulla con il caso.
E a proposito di giudici, su alcuni giornali di destra (La Verità in testa) e sui social la presidente del tribunale per i minorenni Cecilia Angrisano è stata accusata di essere una sequestratrice di bambini motivata dall’ideologia gender e del comunismo.
Non è un’esagerazione o una mia sovrainterpretazione: il senatore leghista Alessandro Morelli, ad esempio, ha scritto su X che la “famiglia nel bosco è questione politica perché i comunisti pensano che tu (e pure la tua discendenza) sei dello Stato”.
In un lungo thread su X, un utente ha evocato l’eterno spauracchio di George Soros.
Nel 2011 – cioè 14 anni fa – Angrisano ha partecipato a un convegno dell’Associazione Antigone, sostenuta dalla Open Society Foundations; e tanto basta per farla finire nella lista dei burattini pagati dal finanziere ungherese-statunitense.
Dal canto suo, il cantante Simone Cristicchi ha parlato di un “sistema demoniaco” che sottrae i figli a “una famiglia che vive in armonia con il respiro della Natura, senza dare fastidio”.
Gli ultracattolici di Pro Vita & Famiglia hanno invece accusato lo Stato di volersi sostituire in modo indebito alla famiglia naturale. “È una ferita profondissima al primato educativo dei genitori e uno strapotere dei servizi sociali che, se passa, può colpire chiunque scelga una strada diversa e controcorrente”, si legge in un post su X.
Secondo un’altra teoria, ovviamente non suffragata da alcuna prova, la famiglia sarebbe stata allontanata perché in quella zona si dovrebbe realizzare un parco eolico.
E ancora: alcuni utenti, facendo un’operazione di riciclaggio del complottismo pandemico, hanno scritto che la decisione del tribunale per i minorenni sarebbe una vendetta della “dittatura sanitaria”, poiché i bambini non hanno completato il ciclo di vaccinazioni obbligatorie.
Sempre sulla piattaforma di Elon Musk, un’utente ha poi sostenuto che i bambini sarebbe stati rapiti per essere affidati “ad una amabile coppia LGBT”, rievocando così le peggiori teorie omolesbobitransfobiche su Bibbiano.
Riparlateci di Bibbiano
A questo punto tocca sbloccare un ricordo.
Nonostante dal punto di vista giudiziario il caso di Bibbiano si sia ampiamente sgonfiato, da quello mediatico-narrativo si è cristallizzato nel momento stesso in cui è iniziato.
La sola parola “Bibbiano”, infatti, evoca ancora adesso un mondo oscuro e depravato, popolato da pedofili che fanno l’elettroshock ai bambini e li trafficano per soldi in ossequio all’ideologia gender, venendo infine protetti da politici “comunisti” – cioè del Partito Democratico – e da una stampa compiacente che insabbia la verità.
In retrospettiva si è trattato della versione italiana del Pizzagate. E similmente a quanto accaduto negli Stati Uniti, anche Bibbiano è diventata un’arma politica in mano alla destra, ai gruppi complottisti, ai movimenti ultracattolici e neofascisti, nonché al Movimento Cinque Stelle – che all’epoca era (ancora per poco) al governo con la Lega.
Il bersaglio principale della campagna era il PD, accostato a pedofilia e traffico di minori.
In molti post sui social network che riportavano notizie sull’indagine compariva infatti l’hashtag #PDofili, mentre l’allora leader del M5S Luigi Di Maio accusava il Partito Democratico di “togliere i bambini alle famiglie con l’elettroshock per venderseli” e affidarli a “personaggi discutibili, tra i quali titolari di sexy shop, pedofili, gente con problemi mentali”.
In vari post Di Maio prometteva che non si sarebbe mai alleato con il “partito di Bibbiano”, salvo poi fare un governo insieme al PD solo qualche mese dopo.
Un altro filone particolarmente proficuo è stato quello legato alla presunta congiura del silenzio sul caso, racchiuso nel meme-tormentone “Parlateci di Bibbiano”.
Inizialmente coniato da CasaPound, lo slogan è stato adottato da politici di destra, giornalisti televisivi e personalità dello spettacolo.
Dai suoi profili social Matteo Salvini tuonava che “chi tace su Bibbiano è complice!” In un altro post si diceva addirittura “disposto a dare la vita, se è necessario” pur di “riportare a casa i bambini strappati alle famiglie”.
In uno dei momenti più surreali dell’intera vicenda, il cantante Nek aveva pubblicato su Facebook la foto di uno striscione di CasaPound con questa didascalia: “È inconcepibile che non si parli di #bibbiano. Ci sono intere famiglie distrutte, vite di bambini di padri e di madri rovinate per sempre… e non se ne parla. Ci vuole giustizia!”.
E ancora: siccome una bambina era stata affidata a una coppia LGBTQIA+, Bibbiano è diventata la prova del “complotto gender” per scardinare la famiglia tradizionale.
Di ciò era convinto anche il deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami. “Nessuno mi toglie dalla testa che dietro a tutto questo ci sia la teoria gender,” aveva commentato, “vogliono i bambini senza famiglie, senza identità, come corpi eterei”.
La stessa Giorgia Meloni si è recata più volte in pellegrinaggio a Bibbiano. In una breve diretta Facebook del 18 gennaio del 2020 reggeva in mano un cartello con la scritta “Siamo stati i primi ad arrivare. Saremo gli ultimi ad andarcene!”. La leader di Fdi esigeva una “giustizia rapida” e “pene esemplari” per gli “orchi”.
Naturalmente, Salvini non ha “dato la vita” per riportare a casa quei bambini; Meloni e il suo partito non sono mai più tornati a Bibbiano; e le varie assoluzioni degli imputati sono state accolte con un silenzio tombale da chi aveva alimentato la campagna.
Ma poco importa: Bibbiano aveva esaurito la sua funzione propagandistica, e soprattutto aveva creato un modello narrativo adattabile ad altri casi futuri.
Quello della “famiglia del bosco” è indubbiamente uno di questi.
E proprio com’era successo con Bibbiano, ai presunti difensori dei bambini non interessa davvero proteggere i minori – ma piuttosto sfruttarli cinicamente per colpire i propri nemici politici.
Articoli e cose notevoli che ho visto in giro
Un influencer dello Sri Lanka ha fatto una barca di soldi pubblicando sbobba artificiale razzista su Facebook, rivolgendosi al pubblico britannico e facendo propaganda per il partito di estrema destra di Nigel Farage (The Bureau of Investigative Journalism)
Sulla stessa falsariga, si è scoperto che molti account pro-MAGA e pro-Trump su X sono gestiti da persone asiatiche e africane (Yan Zhuang, New York Times)
Una riflessione molto interessante sulla vicenda della “famiglia del bosco” che va oltre la strumentalizzazione politica, e analizza il desiderio inconscio del collasso della società che attraversa l’Occidente (Sebastian Bendinelli, Tempolinea)
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Un complotto è per sempre. Grazie per l'interessante segnalazione riguardo all'articolo di Bendinelli, Tempolinea
Leggo nell'articolo linkato alla fine
"Per provare a risolvere questa contraddizione, qualcuno ha formulato una distinzione categorica tra i “fricchettoni senza soldi” – di sinistra – e i “fricchettoni con i soldi” – di destra"
Ma quando mai.
I cosiddetti fricchettoni di sinistra sono tendenzialmente figli di papà sia qui che oltreoceano.
Detto questo la vicenda somiglia moltissimo a quella di Capitan Fantastic.
Film di qualche hanno fa, in cui, Spoiler, la moglie (ricca di famiglia) si suicida anche perchè non regge la pressione di quel tipo di vita ed i figli crescono come dei disadattati.
Non a caso lo spirito guida del padre di famiglia è Chomsky e l'ideologia che li pervade è di sinistra.
Alla fine il compromesso è proprio quello di mandare i figli a scuola pur continuando a vivere nel bosco.
La teoria del ferro di cavallo è giusta.
Inutile girarci intorno.