Benvenute e benvenuti alla puntata #171 di COMPLOTTI!, la newsletter che ti porta dentro la tana del Bianconiglio. Questa sarà l’ultima puntata prima di una breve pausa: tornerò a pubblicare a fine agosto (salvo avvenimenti clamorosi).
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Complotti è anche un podcast mensile per Internazionale. La sesta puntata è uscita l’8 luglio: si trova sul sito e sulla app di Internazionale, e ovviamente su tutte le principali piattaforme di ascolto. Il podcast tornerà per una seconda stagione il prossimo settembre.
World War Ceuta
Un’orda di esseri umanoidi emerge dall’acqua e cerca di scavalcare le recinzioni sulla costa.
A fronteggiarla sulla spiaggia ci sono agenti pesantemente armati, sia con scudi antisommossa che con fucili. Un elicottero sorvola la scena. La tensione è massima.
L’orda riesce a sfondare la prima linea di difesa. Un comandante si sgola nella ricetrasmittente.
L’orda si accatasta sotto il filo spinato e riesce ad abbatterlo con la mera forza dei corpi accumulati.
La polizia è sopraffatta; l’orda esonda, inesorabile e implacabile. Le prime colonne di fumo si stagliano dalla strada che dà sul mare, pronte ad avvolgere il resto della città.
In sottofondo si sente una voce profonda e lapidaria dire: “quando crolla un confine, tutto cambia”.
Non si tratta però del trailer di un film: è un contenuto generato con l’intelligenza artificiale che trasforma la crisi migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta in una specie di apocalisse zombie.
A tal proposito, il video in questione termina con una specie di locandina – anch’essa fatta con l’IA – con il titolo World War Ceuta.
Si tratta di un chiaro riferimento al film del 2013 World War Z, liberamente ispirato al romanzo omonimo del 2006 di Max Brooks, che narra il collasso della civiltà umana a seguito di una pandemia zombie.
La stessa pellicola è stata citata anche da Elon Musk, sempre in riferimento a Ceuta.
“Wow! La situazione in Spagna sembra essere fuori controllo!”, ha scritto l’uomo più ricco del mondo su X, condividendo con i suoi 241 milioni di follower una scena del film in cui gli zombie riescono a scavalcare un enorme muro di cinta.
Com’è noto, il 30 luglio circa settantamila persone provenienti dal Marocco sono entrate - prevalentemente via mare - nella città spagnola sulla costa nordafricana.
Nella traversata sono morte più di ottanta persone, anche se il numero potrebbe essere più alto. Già a partire dal giorno successivo, tuttavia, la stragrande maggioranza degli “invasori” era tornata indietro.
Le ipotesi dietro a un’attraversamento di massa di tale portata sono diverse: un’interpretazione distorta di una sentenza della Corte suprema spagnola che vieta i “respingimenti a caldo” a Ceuta e Melilla (l’altra exclave spagnola nel Nord Africa); la disinformazione sui social; la spinta di “gruppi mafiosi” e trafficanti di esseri umani; l’utilizzo dei migranti come arma impropria da parte del Marocco per mettere pressioni alla Spagna su diverse questioni aperte tra i due paesi.
Probabilmente è un mix di tutti di questi fattori.
Ma comunque sia andata, ha scritto Anne Applebaum su The Atlantic, all’estrema destra globale non interessano minimamente le cause: sono più che sufficienti le immagini.
E le immagini arrivate da Ceuta – avulse dal contesto, frammentate e rese ancora più drammatiche dall’intelligenza artificiale – sono degne di un film horror.
Sono pure immagini che danno corpo a uno dei miti più persistenti dell’estrema destra globale, che al tempo stesso incarna un incubo e un sogno bagnato: quello dell’invasione migratoria dell’Europa, e più in generale dell’Occidente.
Il romanzo della sostituzione etnica
Svariati decenni prima dell’intelligenza artificiale e di Elon Musk, a dar corpo a questo mito ci aveva pensato la letteratura distopica razzista – soprattutto francese.
In un paper del 2020, il sociologo Piero Galloro ha sottolineato come già nel 1886 il giornalista antisemita francese Édouard Drumont paventasse “l’invasione giudaica” nella Francia.
In altri testi letterari e giornalistici gli ebrei erano via via sostituiti dai neri, dagli asiatici e persino dagli italiani.
Esatto: nel romanzo L’invasione del 1907, l’autore ultranazionalista Louis Bertrand immaginava la presa di Marsiglia da parte degli immigrati italiani, che all’epoca costituivano circa un quinto della popolazione della città.
Negli anni Settanta, invece, i nemici di turno erano diventati gli indiani.
Il romanzo Il campo dei santi, uscito nel 1973, descriveva l’invasione della Francia da parte di un milione di indiani guidati dal “coprofago” – il soprannome di un migrante abile ad impastare escrementi – e da un “bambino-mostro” deforme.
L’autore è Jean Raspail (deceduto nel 2020), che aveva scritto il libro tra il 1971 e il 1972 a Boulouris, una località di mare vicino a Cannes.
Nella villa in cui lavorava, ha raccontato Raspail, “si vedeva solo il mare aperto; [e] una mattina, con lo sguardo perduto lontano, mi dicevo: ‘E se loro arrivassero?’”
Per “loro” lo scrittore intende “gli innumerevoli diseredati del Sud [del mondo]” che “un giorno si sarebbero riversati come uno tsunami su questa riva opulenta, la frontiera aperta del nostro felice paese”.
Sebbene Raspail abbia ripetutamente detto di non essere razzista né di appartenere all’estrema destra, il libro trabocca di descrizioni ferocemente razziste.
Il cosiddetto “popolo del Gange” (come viene chiamato nel libro) è costantemente disumanizzato e ridotto a una massa informe che sguazza nelle proprie feci, è immersa “nel piscio e nell’aria appestata dall’alito di esseri denutriti”, si abbandona a orge promiscue, contrae ogni tipo di malattia ed è mossa da impulsi ferini.
Questo, giusto per fare un esempio, è un passaggio che compare a metà del testo:
Era tutto un guizzare di mani, bocche, natiche, sessi maschili. […] Gli adolescenti passavano di mano in mano. Giovinette dal fisico acerbo si coricavano intorpidite, la testa dell’una accanto ai piedi dell’altra, in un languido intreccio di braccia, gambe e capelli sciolti e quando si risvegliavano si leccavano in silenzio. Verghe affondavano in bocca fino alla radice, lingue appuntite si insinuavano in foderi di carne, le donne masturbavano i vicini. Lo sperma scorreva a fiotti sui corpi, in mezzo a seni, cosce, labbra e dita. Le coppie non erano più coppie, ma terzetti, quartetti, famiglie di carne in preda a una dolce estasi, uomini con donne, uomini con uomini, donne con donne, uomini con bambini, e bambini con bambini.
Il campo dei santi contiene inoltre tirate contro preti, intellettuali, giornalisti, attivisti e politici “di sinistra”, ossia i traditori interni che facilitano l’invasione e la scomparsa della “razza bianca”.
Raspail denuncia pure l’arrendevolezza delle autorità, incapaci di rispondere in maniera adeguata a una minaccia esistenziale.
A un certo punto compare un dialogo tra il presidente francese e un ministro in cui si valuta l’ipotesi di utilizzare l’esercito per bloccare lo sbarco imminente.
“Per un nuovo genocidio non faccia affidamento sull’esercito, signor presidente!” dice il segretario. “E su chi, allora?” chiede il presidente.
“Su nessuno, signor presidente. La partita è persa,” continua il ministro. “Vi sarà comunque un altro genocidio, cioè la nostra scomparsa,” chiosa il presidente.
La zombificazione dei migranti di Ceuta
Nella prefazione a una delle tante edizioni, Raspail spiega che il romanzo si svolge nell’arco di appena un giorno, mentre “la realtà ci mostra che si tratta di una sommersione continua” di cui “non misureremo la catastrofica pienezza” fino al 2050.
Per lo scrittore, quello sarà l’anno del “punto di non ritorno”: nelle aree urbanizzate francesi e dei paesi limitrofi “il 50% degli abitanti sotto i 55 anni sarà di origine non europea”.
La previsione apocalittica di Raspail non ha però alcun riscontro nella realtà e nemmeno nelle proiezioni demografiche.
Nonostante ciò, o forse proprio per la sua dimensione paranoica, il libro è diventato un long seller in diversi paesi ed è stato circonfuso dall’aura della “profezia”.
In un lungo articolo su The Atlantic, ad esempio, lo storico Paul Kennedy ha ricordato di averlo sentito per la prima volta dopo l’approdo della nave Vlora a Bari nel 1991.
A ogni grosso flusso migratorio Il campo dei santi ha consolidato la sua nomea di testo preveggente, raggiungendo nuovi lettori e un grado sempre maggiore di normalizzazione.
La consacrazione definitiva è arrivata con lo scoppio della Primavera Araba. L’ottava edizione è uscita nel febbraio del 2011, ha venduto 60mila copie in breve tempo e ha assunto una centralità mai avuta prima.
Anche perché – all’incirca nel medesimo periodo – è stato accosatato al pamphlet Le grand remplacement (“La grande sostituzione”) di Renaud Camus, che ha delineato la teoria del complotto della “sostituzione etnica”.
Ad accrescere la fama del testo ci ha poi pensato la politica: Marine Le Pen ha più volte consigliato di “leggere e rileggere” Il campo dei santi per capire la “sommersione migratoria” a cui sarebbe sottoposta l’Europa.
Anche l’ideologo MAGA Steve Bannon e Stephen Miller, l’attuale vicecapo di gabinetto dell’amministrazione Trump, hanno parlato del romanzo come di un testo fondativo.
Nell’ultima settimana queste persone, insieme a tanti altri leader e influencer della stessa famiglia politica, hanno parlato di “invasione” di Ceuta e dell’Europa intera – pur sapendo benissimo che l’exclave è esclusa dall’area Schengen.
Ma ormai, per l’appunto, le distopie razziste sono la griglia di lettura prediletta da applicare a ogni crisi migratoria (e non solo).
Proprio come succede ne Il campo dei santi, anche nel racconto social-mediatico di Ceuta le persone migranti sono mostrificate, non hanno un volto o una storia, e soprattutto sono prive di ogni tipo di umanità.
Non a caso, il video da cui sono partito li raffigura come dei veri e propri zombi.
In altre clip – sempre generate con l’intelligenza artificiale – sono invece ritratti come delle specie di creature refrattarie alla pancetta di maiale, che per loro ha lo stesso effetto dell’aglio per i vampiri.
È un paragone crudele e pericoloso sia per le sue implicazioni razziste, sia per il messaggio di fondo che passa da questi video e da certi romanzi.
Come sa chiunque ha visto un film di Romero oppure ha giocato a qualche Resident Evil, con gli zombi (e con i mostri) non si ragiona: li si abbatte e basta.
Cose interessanti che ho visto in giro
È uscita la seconda puntata del documentario Non c’è nessun messaggio, che ho scritto e in cui compaio in video: si parla di radicalizzazione, accelerazionismo e santificazione degli stragisti (Vale Tutto)
A causa di alcune storie virali (e false), La Lettonia è diventata la terra promessa dei misogini online (Alessandro Pilo, Facta)
In una riedizione sempre più sfrenata del maccartismo, Trump ultimamente se la prende sempre più spesso con i “comunisti”, che per lui sono chiunque non la pensi come lui (Global Project Against Hate and Extremism)
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Il mondo è pieno di folli, e Raspail ne è stato un degno rappresentante. Il problema però è un altro, molto più attuale e drammatico, e basta sentire dagli abitanti di Ceuta cosa sta accadendo lì per rendersene conto. Questi migranti disperati non vanno sicuramente demonizzati, ma mi sembra che ci sia una parte importante della Società occidentale che al contrario li santifica: due atteggiamenti UGUALMENTE inaccettabili, per quanto mi riguarda. Di sicuro se catapultiamo in poche ore 70mila persone disposte a tutto in qualsiasi luogo abitato della Terra, qualche "problemino" si creerà. O no?
Non me ne frega una ceppa della sx, della dx, del centro…sono tutti mangiasoldi a tradimento!